BELGIO: VOLEVA 3 STELLINE TATUATE SUL VISO, SE NE RITROVA 56

GUARDA IL VIDEO

Bruxelles- Una diciottenne belga Kimberley Vlaeminck, residente a Kortrijk nelle Frandre, la regione fiamminga, ha denunciato un tatuatore parigino Rouslain Toumaniantz, per averle tatuato una galassia di 56 stelline accanto all’occhio, quando in realtà lei ne aveva chieste solo tre.

L’errore sembra dovuto a un’incomprensione linguistica: olandese da un lato, francese dall’altro. La ragazza ha dichiarato “Guardatemi qua come sono brutta. Praticamente mutilata. Così non potrò nemmeno andare a lavorare” ha spiegato la ragazza ancora sotto shock aggiungendo: “L’uomo parlava solo francese. E questo e’ stato un problema: io parlo solo olandese e un po’ di inglese”.

Il fatto è avvenuto domenica scorsa quando Kimberly si è recata nel negozio Tatoo Box insieme al padre, che le voleva regalare un tatuaggio. Ad accompagnarla anche il fidanzato e la sorella. Quando i tre sono andati a prendersi un gelato lei è rimasta sola con il tatuatore che le avrebbe mostrato un disegno con tante stelle mentre lei avrebbe ribadito di volerne solo tre.

Quando lui ha iniziato a lavorare, la ragazza si sarebbe appisolata. “Gli ho detto almeno tre volte di smettere – e’ la tesi di Kimberley -. Ma lui mi ha detto che doveva lavorare ancora un po’ sui colori. Improvvisamente mi ha chiesto se doveva colorare anche le due ultime stelle grandi. Sono caduta dalle nuvole, non sapevo di che stelle stesse parlando”.

Dal tatuatore arriva, invece, un’altra versione, dato che secondo lui e’ impossibile addormentarsi durante un tatuaggio sul viso perche’ troppo doloroso: “La ragazza mi ha chiesto delle stelle e delle stelle ha avuto. Punto. All’inizio era molto contenta. Poi ha cambiato atteggiamento quando il padre l’ha vista”.

da http://www.voceditalia.it

Associazione tatuatori: attenti, pericolosa la crema per rimuovere i tatuaggi

 

ROMA – Attenzione ad una «presunta» crema “rimuovi-tatuaggi”, pubblicizzata come miracolosa ma in realtà molto rischiosa per la salute. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione tatuatori italiani riuniti (Atir), Giuseppe Serra. L’Atir, afferma Serra in una nota, «diffida i mezzi d’informazione dal trattare in modo inesatto o incompleto la notizia delle crema miracolosa per la rimozione dei tatuaggi, in arrivo in Italia».

Questa crema, spiega, «è iniettata nel derma e non è assolutamente un cosmetico o, comunque, una sostanza di libera vendita». Inoltre, avverte l’esperto, «provoca lesioni talmente significative da rendere illusoria la pubblicità circa facilità di applicazione e mancanza di cicatrici residue». Il prodotto, conclude Serra, «ha già suscitato l’interesse preoccupato del Ministero della Salute, da noi allertato, che non ha assolutamente autorizzato vendita ed uso, da parte di chiunque, della crema, tantomeno come cosmetico, diffidandone gli importatori».

da http://www.ilmessaggero.it

Tatuarsi, un piacere molto femminile

LIDO DEGLI ESTENSI. Il mondo fondamentalmente è una grande tribù. Il ricorso a tatuaggi, permanenti, con l’hennè, con i brillantini di bigiotteria, piercing, brillantino ai denti, tipico nel passato delle tribù come segno distintivo, ora è diventato globale. Ed in vacanza più che mai cresce la voglia di mostrarsi e mostrare, tatuaggi, piercing o altro. Se non si posseggono questi abbellimenti epidermici allora è il caso di cominciare a farseli fare. Ma cosa indossa la nostra pelle? Qual è l’identikit di chi si fa tatuare, mettere il piercing o il brillante ai denti?.
La risposta non c’è perché l’identikit non esiste. Non più. Mai come in questi ultimi anni, infatti, il tatuaggio è diventato fenomeno di massa, attraverso cui la gente vede la possibilità di esprimere, letteralmente a livello di pelle, la propria arte e creatività. Guardiamoci intorno, in spiaggia e per le vie dei lidi sono molte le persone che portano tatuaggi e piercing. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età. Sorpresa, le donne sono quelle che maggiormente si fanno tatuare, come confermano i fratelli Enea e Mosè Tagliatti, titolari dello studio “Tatoo” a Lido Estensi. Almeno il 60% dei tatuaggi vengono fatti su donne. Non c’è un’età particolare, il tatuaggio oggi lo si fa anche a 60 anni. Sulla spiaggia si vedono quelli che sono i must dell’estate: si assiste a un ritorno ai tatuaggi tribali che riprendono le linee dell’arte polinesiana, delle Isole Marchesi e dei simboli Maori. Ma anche il disegno Fantasy e gli ideogrammi giapponesi per scrivere il nome indelebile sulla propria pelle vanno per la maggiore. In vacanza ci sono mamme che si fanno tatuare ideogrammi recanti il nome del figlio. Un tatuaggio val bene la spiaggia, infatti se ci si fa un tatuaggio durante le vacanze al mare bisogna mettere in conto di non fare il bagno in acqua salata e di non esporsi al sole per almeno una settimana, per evitare che la nuova opera d’arte di pelle, perda colore. Ma poi tutto il resto è mostrare: le ragazze dal fondoschiena di bikini sempre più ridotti mostrano invitanti ghirigori, oppure ombelichi disegnati, indelebili braccialetti o cavigliere.
Se poi si vuole un tatuaggio, ma per sempre, allora si può ricorrere alla soluzione dell’hennè. In spiaggia ci sono molti che propongono un tatuaggio all’henné, che però poco dopo scolorisce; costano poco (circa 10 euro), ma è meglio spendere poco di più e farselo fare da professionisti come Rita e Nadia Bombi di “Esau. Rita e Nadia” a Porto Garibaldi. Lo vogliono in molte, dalla ragazzina alla 50enne, cambia solo la posizione del disegno, in parti anatomiche ammiccanti per la giovanissima senza tabù, sulla caviglia o sulla spalla per la signora. Stessa cosa per il tatuaggio con i brillantini, poi c’è il brillantino ai denti. Infine il piercing, lo vogliono tutti, la signora al naso ed all’ombelico, i giovani praticamente dovunque. I piercing sono come le ciliege, uno tira l’altro, ma è meglio affidarsi a mani esperte per evitare guai.

da la Nuova Ferrara

Pancia scoperta? La malattia non è giustificata

ORTISEI (Bolzano). «Non è una questione morale ma solo di prevenzione sanitaria: non firmerò più le giustificazioni per assenza delle ragazze che lamentano dolorini e problemi di vario genere e intanto vanno in giro con magliette tanto corte che lasciano pancia e schiena scoperte»: è l’annuncio di Karlheinz Mureda, preside della Scuola d’arte di Ortisei, in val Gardena, che ha creato un po’ di scompiglio tra le allieve. «Non è stata una decisione comunicata negli organismi scolastici ma per ora ho solo annunciato questa mia intenzione ad un paio di allieve e vedo che la cosa ha provocato reazioni: non giustificherò più assenze di ragazze che indossano magliette troppo corte», spiega il preside dopo che una ragazza si è rivolta al quotidiano tedesco Tageszeitung. «Non è una questione morale, come ho sentito sia altrove, ma noi qui siamo in montagna ben sopra i mille metri – aggiunge Mureda – e c’è inverno praticamente tutto l’anno. Quest’anno, con ondate di freddo ricorrente anche in questo periodo, con ogni probabilità si dovrà tenere il riscaldamento acceso sino a giugno, sino alla fine della scuola. Ebbene, chi va in giro con pancia e schiena scoperte con queste temperature mette a rischio la propria salute e questo non è giustificabile». Tanto più che alla Scuola d’arte – tra ore di disegno e di esercitazioni con legno e ceramica – «gli allievi per parecchie ore stanno piegati sui banchi. Le ragazze che hanno la schiena scoperta rischiano di avere malanni. E poi si danno assenti». La Scuola di Ortisei ha una ottantina di allievi, in buona parte ragazze. Ed anche tra i monti gardenesi, dove clima e temperatura non sono certo tra i più favorevoli, la moda delle magliette corte che lasciano scoperte schiena e pancia, dove a volta compaiono piercing e tatuaggi, ha da tempo preso piede tra le ragazze: la moda è la moda.

da la Nuova Ferrara

Le donne osano di più

LIDO ESTENSI. Quest’anno vanno di moda le stelle. Non quelle del cinema o della televisione, ma quelle tatuate sulla pelle. Stelle dappertutto, in ogni parte del corpo, visibili soprattutto in estate, portando i micro costumi.
 Stelle e non solo, tatuate indelebilmente sulla pelle soprattutto di donne e ragazze. Perché da un anno a questa parte, chi osa di più sono le donne, dalle giovanissime, fino alle raffinate 40enni ed oltre. Ecco il must dell’estate, che fa maliziosamente capolino dai costumi, lungo le nostre coste. Il tatuaggio, come sottolineano due fra i più quotati e noti tatuatori della provincia di Ferrara, Enea e Mosè Tagliatti, non ha mai conosciuto momenti di stanca, e se prima era appannaggio di ragazzi e uomini, oggi chi si tatua di più sono le donne. «Lo faccio perché mi piace – ha detto una donna oltre la trentina, che si stava facendo ripassare un tatuaggio, mentre valutava di farsene uno nuovo – non ho mai provato interesse per i fori ai lobi delle orecchie o i vari piercing, ma quando mi sono tatuata, per la prima volta, su di un polso, il nome dei miei figli, ho capito che era una forma di manifestare il mio modo di essere. Oggi di tatuaggi ne ho tre e sto pensando di farmi il quarto». «La donna oggi osa di più – hanno sottolineato Enea e Mosè – prima faceva dei tatuaggi piccoli, in zone nascoste del corpo, oppure disegni piccoli su un braccio o sulla caviglia. Adesso creiamo tatuaggi all’inguine, sulle gambe, sulla schiena. Una ragazza si è fatta tatuare un intero perizoma brasiliano. Le donne oggi chiedono le stelle, i disegni polinesiani, i nomi con ideogrammi orientali, ma anche tante scritte gotiche. L’uomo si tatua meno, ma sceglie tatuaggi policromatici, da questo punto di vista osa di più». Insomma il tatuaggio non è solo una moda estiva, ma un modo di essere ed il non aver paura di mostrarlo, micro bikini o meno. Enea e Mosè poi lavorano in tutta sicurezza, affidarsi alla loro arte significa avere la certezza di un lavoro artistico ben fatto, che durerà fin quando non si ricorrerà al laser. Ma quanto costa farsi tatuare? «Si parte da un minimo di 50 euro – ricordano i fratelli Tagliatti – per i disegni più piccoli o meno impegnativi, fino a qualche centinaio di euro per quelli più complessi e grandi». (m. r. b.)

da la Nuova Ferrara

Mostra il porno-piercing all’anziana disabile

TRENTO. Scottati dall’inchiesta penale per «omessa denuncia» relativa a presunti maltrattamenti subiti da un disabile, all’Anffas di Trento hanno deciso di adottare la linea dura: ogni sospetto di abuso va segnalato. E così, nelle settimane scorse, è arrivata in procura una denuncia piuttosto curiosa: «Un operatore ha mostrato il suo porno piercing a un’anziana disabile». In sostanza le ha fatto vedere quel piccolo orecchino che porta infilato sul proprio organo sessuale. La procura – approfondita la vicenda – ha chiesto comunque l’archiviazione del caso: il codice penale non punisce l’esibizione dei genitali in privato, a meno che lo spettatore non abbia un’età inferiore a 14 anni. E non era il caso dell’anziana.

da il Corriere delle Alpi — 19 novembre 2003 pagina 12 sezione: 24 ORE

La mosca al naso stavolta è un piercing

CAMPEGINE. Non è stato ancora omologato il risultato con cui (il 3 febbraio) il Castelnovo Monti aveva dilagato sulla Campeginese, nel terzo turno discendente del girone B di Prima Categoria. Sulla gara pende il ricorso per presunto errore tecnico dell’arbitro Rodio di Parma inoltrato dalla Campeginese riguardo l’espulsione del giocatore Matteo Del Grosso. Il centrocampista si era visto sventolare il cartellino rosso perché portava un piercing nel naso e all’invito da parte dell’arbitro di toglierlo aveva proceduto coprendolo con un cerotto, come aveva già fatto in altre gare.  Rodio voleva che Del Grosso in pochissimi istanti si togliesse il piercing, ritenendolo pericoloso, ma ovviamente il giocatore campeginese gli ha fatto notare che l’operazione in così poco tempo sarebbe stata impossibile. Appurato che Del Grosso non aveva comunque protestato con l’arbitro né l’aveva offeso, è comunque giunta la squalifica.  La Campeginese si sente danneggiata, ci vuol vedere chiaro e ha presentato ricorso per errore tecnico dell’arbitro chiedendo di rigiocare il derby. Il caso però si presenta già spinoso e controverso: una direttiva Uefa impedirebbe di scendere in campo con dei piercing, ma nei regolamenti dei campionati dilettantistici non figura questa limitazione.  Accettato il ricorso inoltrato per errore tecnico del direttore di gara Rodio di Parma, il risultato della partita contro il Castelnovo Monti per ora è congelato in attesa di ulteriori sviluppi, ma oltre al danno la Campeginese ha subito anche la relativa beffa: come se non bastasse infatti il giudice sportivo non ha omologato il punteggio della gara in oggetto ma allo stesso tempo ha confermato in pieno la validità della squalifica per due turni inflitta allo stesso Del Grosso, di cui il primo già scontato domenica contro il Carignano. (l.c.)

 da la Gazzetta di Reggio — 12 febbraio 2008   pagina 42   sezione: SPORT

 

Squalificato perché porta il piercing al naso

CAMPEGINE. L’anellino al naso gli è costato una squalifica per due giornate. Ma Matteo Del Grosso, centrocampista di 24 anni della Campeginese, non demorde. Il piercing non lo toglierà.  Intanto, oggi e la prossima domenica non entrerà in campo perchè gli sono state comminate due giornate di squalifica. Il fatto è accaduto domenica scorsa a Castelnovo Monti: all’inizio del secondo tempo l’allenatore della Campeginese stava per mandare in campo Matteo Del Grosso quando l’arbitro si è avveduto del piccolo anello che il giocatore porta al naso e gli ha ordinato di toglierlo. «Mi sono rivolto alla panchina – spiega il giocatore – ma togliere l’anello non è cosa che si possa fare in pochi secondi, così mi sono messo un cerotto sopra l’anello per tenerlo fermo, come avevo fatto in tante altre partite. Sono tornato in campo col piercing e l’arbitro mi ha sventolato il cartellino rosso».  La partita è poi terminata con la sconfitta della Campeginese per 4-1. La società ha presentato reclamo, ma le due giornate di squalifica sono rimaste, nonostante il risultato della partita non sia stato ancora omologato. «E’ una decisione incredibile», ha commentato il presidente della società Mauro Brugnoli. 

da la Gazzetta di Reggio — 10 febbraio 2008   pagina 38   sezione: SPORT

Buco all’orecchio senza il corso

BELLUNO. Forare l’orecchio per inserire un semplice orecchino non è un vero e proprio «body-piercing», ma orefici e gioiellieri che dovessero praticare il «buchetto», stiano attenti a igiene e a consenso dei clienti, specie in caso di minorenni. E’ la raccomandazione che fa l’Unione artigiani all’indomani di una circolare del servizio igiene pubblica regionale con la quale i titolari di oreficerie, bigiotterie e gioiellerie vengono dispensati dal seguire un corso obbligatorio invece per chi pratica piercing e tatuaggi. Norme regionali già dettavano regole precise per le pratiche di tatuaggio e piercing, visti i rischi legati a queste pratiche, quali l’epatite B e C, l’Aids. Restava da capire che sorte avrebbero subito le tradizionali forature dell’orecchio che in base a una recente circolare viene distinta dal piercing vero e proprio. I titolari di gioiellerie, oreficerie e negozi di bigiotteria sono esentati dal corso ma devono, invece, rispettare alcune precauzioni di carattere igienico-sanitario, prima tra tutte l’uso di metodi e attrezzature monouso, fornite da ditte specializzate, che garantiscano la sterilità del trattamento. «L’indicazione», dice Giordano Boni, presidente degli orafi dell’Unione Artigiani «è di utilizzare strumenti monouso e sterili che siano identificati, quanto a provenienza, da un numero di lotto produttivo. L’ideale sarebbe che questi strumenti introducano nel lobo un pre-orecchino prodotto con materiali conformi alla Direttiva Europea 94/27/EC in materia di nichel e che, pertanto, siano anallergici». Orafi e gioiellieri dovranno, comunque, effettuare applicazioni di orecchini limitatamente al lobo dell’orecchio, osservando ogni cautela nell’ipotesi di intervento nel tessuto cartilagineo che, in caso di foratura, è maggiormente esposto a processi infiammatori. «C’è, poi, l’obbligo generale di prestare la massima attenzione all’utente che richiede il trattamento» sottolinea Boni «soprattutto se si tratta di minori, per i quali diventa necessario accertare il consenso dei genitori» ai quali è meglio far «sottoscrivere una vera e propria liberatoria prima di procedere al trattamento sui figli minori. Utile sarebbe anche consegnare al cliente una breve nota informativa con le indicazioni e le avvertenze post foratura».

da il Corriere delle Alpi — 08 settembre 2004 pagina 16 sezione: CRONACA

«Capelli lunghi e piercing Bocciato al concorso»

GORIZIA Bocciato, secondo il suo avvocato, per il look troppo aggressivo, non confacente a un operatore socio-sanitario. Protagonista della vicenda è il 29enne goriziano R.G., che in seguito all’esito negativo dell’esame per l’ottenimento della qualifica di operatore socio-sanitario ha deciso di presentare ricorso al Tar. Nel caso di R.G., sotto accusa sarebbero i capelli lunghi e qualche piercing di troppo. Il goriziano ha sostenuto a luglio l’esame conclusivo del Corso di operatore socio-sanitario organizzato da una realtà privata ma sotto la vigilanza della Regione. lA pagina 17

da il Piccolo — 22 gennaio 2008 pagina 00 sezione: GORIZIA