ATTENZIONE Essere responsabili serve ai blog

L’infortunio del disegno di legge sull’editoria si è chiarito in pochi giorni. L’idea che con una legge si volesse improvvisamente assimilare obbligatoriamente chi scrive un blog a un editore è tramontata. La fiammata di proteste ha, se non altro, avuto l’effetto di mettere subito in chiaro che era necessaria una modifica al testo che chiarisse l’intenzione del legislatore. E persino il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha affermato che non solo non era un’idea giusta, ma non era neppure un’idea applicabile: e non a caso ne ha parlato anche sul suo blog.
Superata questa tempesta, in attesa della prossima, resta il fatto che molti ritengono che sia necessario comunque chiarire quali sono le responsabilità dei blogger. Perché anche se non sono giornali, i blog non possono essere considerati al di fuori di ogni regola. E infatti non lo sono. Il tema, a quanto pare, è la diffamazione. Certo, è bizzarro pensare come in un paese che ha bisogno come il pane di una più ricca e pluralista informazione e che nei blog trova il segnale di una possibile, futura, innovativa risposta, ci si preoccupi tanto della diffamazione. Ma poiché questo avviene vale la pena di cercare qualche chiarimento.
Che non si fatica a trovare. Chi scrive sul suo blog una frase che ferisce l’onore di un’altra persona commette diffamazione. Certo, la diffamazione a mezzo stampa è più precisamente e duramente sanzionata: e se il blog non è un giornale, la diffamazione commessa dal blogger non è diffamazione a mezzo stampa. Ma è pur sempre diffamazione. Non occorre una nuova legge per poter affermare questo. Casomai il problema è nei commenti. Chi scrive un commento diffamatorio è colpevole. Ma il blogger che lo ospita può essere a sua volta accusato? Tommaso Pisapia, tra l’altro neoblogger su Nòva100, ricorda in proposito che la giurisprudenza ha indicato nell’amministratore di un forum una figura che è tenuta a eliminare i post diffamatori “con la diligenza del buon padre di famiglia” (cioè si può pensare entro 24 ore). E in effetti il blogger può assomigliare a un gestore di forum per quanto si riferisce ai commenti. Anche se Pisapia pensa che qui in effetti un certo vuoto normativo si possa individuare.
In ogni caso, l’idea che i blogger siano responsabili di quello che scrivono non è certo una limitazione della libertà di espressione. Anzi.
In realtà, ai blogger conviene dichiararsi consapevoli dell’importanza di quello che scrivono e dunque della responsabilità che si assumono nei confronti delle persone con le quali conversano e delle quali parlano. Conviene perché questo ne innalza la credibilità. E pone le basi per un salto di qualità del mondo dell’informazione prodotta dal pubblico attivo.
È probabile che quello che finora abbiamo visto succedere in rete non sia che un inizio. La direzione che prenderà in futuro dipenderà anche da quanta responsabilità si sapranno assumere i blogger e il pubblico attivo. Senza bisogno di alcuna legge.

da http://www.ilsole24ore.com

In coda per avere il tattoo di Cannavaro

DOPO LA VITTORIA DEGLI AZZURRI LA CORSA DEGLI ITALIANI A FARSI TATUARE TRICOLORI E SCRITTE IN CARATTERI GOTICI E ROMANI

MILANO. Il peggiore è senz’altro quello di Zidane impiccato, ma non scherzaneanche la cartina della Francia in fiamme. Più classiche le quattro stelle che simboleggiano i mondiali vinti dall’Italia e le coppe del mondo. Sono questi i tatuaggi più richiesti adesso, in piena sintonia col clima euforico del post Italia-Francia. A meno di tre giorni dalla storica vittoria di Berlino, l’Italia si è riempita di entusiasti di quest’antico ornamento a sfondo patriottico-calcistico.

Da Camoranesi a Totti, passando per Cannavaro, Materazzi e Del Piero, fino a Zambrotta, Gattuso e Pirlo: gli azzurri, tatuatissimi campioni del mondiale 2006, hanno fatto tendenza anche nello stile e i tifosi sono corsi a incidersi sulla pelle immagini e simboli. Carte geografiche della Germania, frecce, dadi e bandiere, rigorosamente in tricolore. Ma anche scritte in caratteri gotici e date in numeri romani, gladiatori e pellerossa, sulla scia dei giocatori più amati.

La passione per i tatuaggi ha contagiato soprattutto gli uomini tra i venti e i quarant’anni, che li prediligono su spalle e braccia, salvo generose concessioni a schiena e collo. Tra i fan del tattoo «mondiale» si conta anche qualche ragazza, che però preferisce disegni più piccoli e discreti, come i «tribali» tricolori su piedi e caviglie. Il fenomeno è trasversale a tutta la penisola, anche se con qualche differenza. A Milano va il premio per l’originalità. «I ragazzi di una squadra di calcio mi hanno chiesto di tatuargli palloni da football e scarpe coi tacchetti in bianco, rosso e verde», racconta Gian Maurizio Fercioni, che dal 1974 gestisce il «Tattoo studio» di Brera.

«Addirittura la mattina della finale un tifoso ha voluto a tutti i costi che gli tatuassi un gallo impiccato – aggiunge -. Si tratta di un vecchio disegno ironico dei marinai, una sorta di portafortuna, ma il gallo è anche un simbolo della Francia. La notte poi ha chiamato per dirmi che aveva funzionato» A Roma, invece, dai tempi dello scudetto impazza il gladiatore di Francesco Totti. Ma non solo. Lunedì mattina Marco Manzo, noto tatuatore della Capitale, ha ricevuto oltre cento richieste di tatuaggi per festeggiare la coppa. Ultima in ordine di tempo il simbolo dei mondiali di Germania 2006 reinterpretato in bianco, rosso e verde, che si aggiunge a un’infinita variazione sul tema tricolore. A Torino il fenomeno tattoo è un po’ meno diffuso, ma non mancano gli studi in cui l’aumento dei clienti è stato notevole.

«Nemmeno per le Olimpiadi invernali ho ricevuto tante richieste», commenta con soddisfazione Claudio Ciliberti, del Tribal Tatto, mentre Giovanni Borello, proprietario del «Tattoo store Gianni Art», elenca i desideri espressi dai suoi clienti: «Cinque ragazzi mi hanno chiesto di tatuare in numeri romani la data 2006, mentre un uomo ha voluto sulla schiena la scritta “Sono fiero di essere italiano” sotto un’enorme bandiera dell’Italia». Meno patriottici i napoletani, che a coppe, scudetti e tricolori preferiscono senz’altro i simboli sfoggiati dai loro idoli. «Piacciono soprattutto le scritte gotiche di Cannavaro – spiega Massimo Rinaldis di Tattoo Store -.

E i numeri romani di Materazzi. Qualcuno porta persino la foto, ma la maggioranza tende a nascondere di essersi ispirata a un giocatore». Insomma ce n’è per tutti i gusti. E tattoo artist più esperti avvertono: «Siamo solo all’inizio…».

da http://www.lastampa.it