Da ricordare per chi vuole tatuarsi

Da ricordare per chi vuole tatuarsi o sottoporsi al piercing

Ecco il questionario che, secondo le linee guida stilate da Ministero della sanità e Consiglio superiore di sanità, dovrebbe essere somministrato dagli operatori a chiunque si sottopone a tatuaggi o piercing.

Ti sei consigliato con qualcuno più vecchio di te?

Lo sai che il tatuaggio consiste nell’introduzione nella cute di pigmenti di varia natura?

Lo sai che è definitivo e che per cancellarlo, qualora possibile, è necessario un intervento di chirurgia plastica?

Lo sai che con il tatuaggio e l’inserimento nella cute di anelli od orecchini sono potenzialmente trasmissibili diverse malattie infettive quali le epatiti e l’AIDS?

Lo sai che il rischio di malattie infettive può essere notevolmente ridotto o eliminato con il rispetto da parte dell’operatore di alcune norme fondamentali di igiene, disinfezione e sterilizzazione?

Sei portatore di una malattia della pelle? In tal caso consigliati prima con il tuo medico.

Lo sai che puoi essere o diventare allergico ai pigmenti o ai metalli?

Lo sai che sulla pelle infiammata non si possono fare tatuaggi o inserire anelli od orecchini per la possibilità di gravi infezioni?

Hai capito bene quali sono i principali rischi a cui ti esponi?

Consigli per sottoporsi con tranquillità
al tatuaggio

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In caso di tatuaggio semipermanente delle sopracciglia e del labbro disegnatevi da sole la linea a matita, se avete dubbi parlatene al tatuatore e fatevi disegnare prima la linea da lui. Evitare colori troppo marcati che risultano poi eccessivi e di cui ci si stanca presto.
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Recatevi da tatuatori professionisti che assicurino la sterilizzazione del materiale utilizzato e la massima qualità dei pigmenti.
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Il tatuaggio è un’arte; poiché la rimozione del tatuaggio non è cosa semplicissima, accertatevi che il tatuatore sia artisticamente competente.
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Se non siete più che certi di volere un tatuaggio permanente evitatelo; se proprio volete provare, fatelo in una zona poco visibile ai vostri occhi (schiena, arti inferiori); raramente ci si stanca di un tatatuaggio che vedono solo gli altri.
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Rivolgetevi sempre a centri specializzati che vi diano assicurazioni sulle sostanze che vengono utilizzate.
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Scegliete colori tenui, nelle tonalità dei marroni e degli arancio, le tinte naturali di questo composto, sarete più sicuri che non sono stati aggiunti additivi chimici.
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Evitate tatuatori improvvisati “da spiaggia”.
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Non fate mai tatuaggi all’hennè se al composto viene aggiunta la Parafenilendiamina.

Consigli per evitare di contrarre malattie
ed infezioni con il piercing

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Rivolgersi a centri specializzati che rispettino le linee guida stabilite dal Ministero della Sanità.
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Controllare che chi pratica il piercing utilizzi solo strumenti monouso (infatti non è sufficiente la sterilizzazione).
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Non farsi mai fare un piercing utilizzando una pistola spara orecchini (quella che normalmente usano i gioiellieri) perché non è sterilizzabile.
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Essere consapevoli dei rischi possibili di rigetto e di tutte le problematiche che potrebbero insorgere.

Suggerimenti per disciplinare la materia

Nonostante il tatuaggio e il piercing possano provocare una serie interminabile di malattie, quali HIV, epatiti, setticemia, sifilide, eccetera, in Italia non esiste ancora una disciplina normativa di queste attività.
Esistono soltanto un paio di circolari del Consiglio superiore di sanità che hanno tracciato alcune “linee guida per l’esecuzione di procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza”.
Come è noto, le circolari non hanno un valore normativo, anche se diverse Regioni hanno recepito queste linee guida con decreti o delibere delle Giunte regionali.
Sulla materia non esistono neanche norme comunitarie, tranne quelle generiche sulla sicurezza generale dei prodotti.
Per tale motivo, recentemente la Direzione generale per la salute e la protezione dei consumatori della UE ha avviato un’indagine per raccogliere informazioni sulla legislazione comunitaria e mondiale, che risulta scarsa.
Come A.DI.CO. ci permettiamo di dare i seguenti suggerimenti:

* Il Ministero della Salute dovrebbe varare una normativa precisa, non semplici linee guida, con degli obblighi severi per i professionisti del piercing e del tatuaggio.
* Fra le regole da inserire, il consenso informato del paziente sui rischi futuri ed eventuali, in modo che chi si sottopone a queste pratiche, spesso un adoloscente o poco più, sappia a cosa va incontro, anche in caso di asportazione del tatuaggio.
* L’obbligo di usare guanti e materiale monouso in ambiente perfettamente idoneo a questa pratica.
* L’istituzione di un albo di “tatuatori” autorizzati e adeguatamente preparati anche riguardo i problemi sanitari.
* Il divieto di sottoporsi a tale pratica per i minori di 18 anni senza il consenso dei genitori.

Se non si sta attenti, la moda del momento

Complicazioni e linee guida
Se non si sta attenti, la moda del momento
può trasformarsi in un vero calvario.

Molto spesso chi si sottopone ad un piercing o ad un tatuaggio non è abbastanza informato sui rischi che può correre. Il rischio può essere presente già prima di cominciare; ci sono, infatti, alcune categorie di persone per le quali è tassativamente proibito sottoporsi a piercing o a tatuaggi: persone allergiche o ipersensibili ai pigmenti o ai metalli, persone già affette da qualche infezione, che potrebbero peggiorare, chi assume farmaci anticoagulanti, perché il sanguinamento successivo alla pratica potrebbe non riuscire ad arrestarsi, soggetti immunodepressi, che potrebbero sviluppare infezioni dovute all’introduzione dei pigmenti o del metallo, malati di cuore, soggetti affetti da patologie dermatologiche gravi, come la psoriasi.

La cura della propria persona dopo il piercing o dopo il tatuaggio non termina uscendo dal centro. Nel caso del piercing, assolutamente non va rimosso l’orecchino per i primi tre giorni, ma va disinfettato, senza tuttavia togliere le eventuali crosticine che possono formarsi. Dopo questi primi giorni, il foro si stabilizza e mantiene il proprio diametro costante. Attenzione, però, a toglierlo: il piercing potrebbe richiudersi con molta facilità e rapidità.

Per quanto riguarda il tatuaggio, invece, l’infiammazione superficiale asettica perdura per circa 3 settimane, durante le quali è possibile notare un certo arrossamento della pelle, dovuto alle punture. Eventualmente fatevi consigliare dal dermatologo una crema antibiotica per proteggere la pelle, che in questo periodo, potrebbe infettarsi data la sua delicatezza.

La ricerca europea studia i rischi sanitari causati dai tatuaggi e dal piercing.
I risultati di una indagine svolta dalla Commissione Europea presentano un’ampia panoramica dei pericoli sanitari legati ai tatuaggi e al piercing. Evitabili ricorrendo a sostanze e materiali puri, sicuri e sterili.

La moda dei tatuaggi e del piercing é in continua crescita e, con essa, la preoccupazione per i rischi sanitari associati a tali pratiche. Tuttavia, le informazioni relative alla struttura chimica, alla natura e al profilo tossicologico di una vasta gamma di pigmenti utilizzati per i tatuaggi sono ancora insufficienti. Di conseguenza, la Commissione Europea è impegnata nella raccolta e nell’analisi dei dati necessari alla creazione di una base comune di conoscenza.

Quando le precauzioni sanitarie vengono trascurate, tatuaggi e piercing possono provocare infezioni virali quali epatiti ed HIV, infezioni batteriche e micotiche, reazioni allergiche come l’orticaria e le irritazioni cutanee, lesioni maligne quali il melanoma, la lebbra ed altre malattie gravi. Riguardo ai rischi legati al piercing l’indagine condotta a Bruxelles ha evidenziato degenerazioni delle cartilagini del naso e delle orecchie. Anche se gli strumenti sono sterili, il foro è pur sempre una piccola ferita che, se non viene tenuta pulita, può infiammarsi e infettarsi.

Lo studio condotto dalla Commissione identifica sostanze e materiali che possono avere effetti nocivi e raccomanda lo sviluppo e l’uso di sostanze e materiali puri, sicuri e sterili.

La regolamentazione esistente negli Stati membri dell’Unione Europea si limita, per lo più, a prescrivere comportamenti igienici quali l’uso dei guanti o la sterilizzazione degli aghi. Non affronta però il problema della sterilizzazione dei materiali, delle tinture e dei colori, della loro purezza, o della necessità di una corretta valutazione dei rischi e della tossicità.
Gli autori dello studio condotto dalla Commissione Europea hanno analizzato tutti i dati disponibili, per costituire una base di conoscenza comune, in modo da ottenere una ”panoramica dei pericoli”. L’obiettivo non è demonizzare queste pratiche, ma solo mettere in guardia i giovani che le desiderano. Se la gente vuol farsi tatuare o farsi un piercing, è opportuno che lo faccia prendendo tutte le contromisure sanitarie appropriate. E’ da sperare che i risultati della ricerca europea sensibilizzeranno il pubblico, incoraggiando i tatuatori professionali a rispettare le condizioni di sicurezza, e spingeranno le autorità competenti in Europa a prendere le misure necessarie.

In Italia il Ministero ha approvato una circolare che disciplina il settore mentre in alcune regioni (Trentino-Alto Adige, Lazio, Puglia e Campania) per effettuare piercing e tatuaggi occorre un patentino. La pubblicazione di norme operative sotto forma di linee guida e non di legge nasce dalla collocazione giuridica di queste attività, che non sono considerate sanitarie, ma artigianali e commerciali. Per arginare la situazione si è scelta quindi l’unica via percorribile, quella amministrativa.

Per diventare un tatuatore bisogna ottenere la licenza dalla Camera di commercio che, prima di firmare il permesso per esercitare, richiede una certificazione della Regione – materialmente rilasciata dall’azienda sanitaria locale – che garantisce il rispetto di norme igieniche e la preparazione degli operatori. I quali devono seguire corsi di formazione per apprendere conoscenze sufficienti sulle principali malattie infettive, sulle loro modalità di trasmissione, sulle precauzioni universali di igiene, sulle principali malattie della pelle, in particolare sulle dermatosi, che impediscono di effettuare tatuaggi e piercing. La professionalità di molti dei sedicenti tatuatori era finora quantomeno dubbia, come testimonia il fatto che la maggior parte delle attività sopravvive appena qualche mese.

Le Linee guida per l’esecuzione di procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza, emanate dal Consiglio Superiore della Sanità – Ministero della Salute nel marzo 1998, riguardano più aspetti:

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norme igieniche dove esercitare l’attività;
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caratteristiche e tipologie dei materiali usati e sistemi di protezione degli operatori;
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requisiti professionali degli operatori stessi;
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sistemi di sterilizzazione e di smaltimento dei rifiuti.

Le indicazioni del Consiglio le ha raccolte la Regione Veneto che ha approvato una delibera con la quale si istituisce un corso formativo per tatuatori e maestri del piercing, e si stabilisce di recepire in pieno i suggerimenti del Consiglio Superiore della Sanità: quindi, niente tatuaggi e piercing per chi ha meno di 18 anni; e divieto anche ai maggiorenni, per quelle parti del corpo nelle quali il piercing può comportare un rischio.
Avendo le Usl venete segnalato il moltiplicarsi di problemi di tipo sanitario connessi con queste pratiche. Nelle more di una legge nazionale, la Regione Veneto ha deciso di mettere mano alla questione ed è probabile che altre regioni seguano presto l’esempio.

Purtroppo, anche se in Italia esiste una normativa che detta le linee guida sulle norme igieniche e di sicurezza necessarie, queste regole di fatto non sempre vengono applicate e i tatuaggi ed i piercing vengono eseguiti molto spesso da dilettanti che non si preoccupano affatto della salute dei loro clienti. Per evitare di contrarre malattie ed infezioni è fondamentale, innanzitutto rivolgersi a centri specializzati che rispettino le indicazioni dal ministero della Sanità.

A proposito di piercing

A proposito di piercing

Questa moda che sta spopolando anche da noi e che quest’estate ha già fatto bella mostra sui corpi di uomini e donne. Una moda, quella di bucarsi su qualsiasi parte del corpo, che sta prendendo sempre più piede. Infinite le varianti: al naso, all’ombelico (tra le donne va per la maggiore), alla lingua, alle sopracciglia, ai capezzoli (li portavano così anche gli antichi romani come segno di virilità), sino – per i più stoici – alle parti intime.
Con piercing si intende una perforazione della pelle e dei tessuti sottostanti per creare una piccola “galleria” nella carne. Finché il foro di un piercing non viene allargato e dilatato per mezzo di un peso o altro, esso è da considerarsi una modificazione temporanea in quanto, nel momento in cui viene a mancare l’inserzione di un oggetto, i tessuti tendono a richiudersi.
Un sufficiente allargamento del piercing è ottenibile inserendo nel foro in questione degli oggetti quali anelli in metallo, tubi, bastoncini e pesi che trasformano il piercing normale in piercing permanente.

Di origini antichissime, il piercing è diventato da segno di virilità e, per certi popoli, di passaggio all’età adulta a moda moderna. Oggi lo si fa sia per l’esigenza di differenziarsi dagli altri, esibendo qualcosa di originale, sia per la voglia di scoprire più a fondo il proprio corpo.
Body-art, richiamo tribale, segno di anticonformismo e modo per distinguersi dalla massa. Il body-piercing, con anelli o palline d’argento che dondolano da naso, labbra, lingua è sempre più diffuso e non solo fra teenagers ribelli. I medici, però, avvertono che l’arte corporea nasconde aspetti potenzialmente pericolosi: il rischio di infezioni ed allergie non è raro. Ed in caso di incidenti, quando è necessario intervenire con procedure di emergenza, il piercing in zone critiche come la lingua può ostacolare l’operato dei dottori, causando ritardi nel soccorso.

Il piercing fa male? Molto meno di quanto si creda. Se il piercer è un esperto saprà ridurre al minimo il dolore. Bisogna comunque sempre prestare attenzione alle norme igieniche, tenendo a mente che per una perfetta guarigione servono dai 6 mesi ad un anno. I gioielli e gli anelli poi devono assolutamente essere in acciaio inox chirurgico, d’oro o di nibiono per prevenire eventuali infezioni o rigetti.

 

Piercing e rischi per la salute
I centri specializzati dovrebbero seguire le linee guida stabilite dal Ministero della Sanità, ma la prudenza non è mai troppa. La sterilizzazione degli strumenti non è sufficiente per evitare infezioni e gli stumenti devono essere monouso. Da questo punto di vista, il piercing è meno rischioso di un “buco” tradizionale, effettuato con la pistola, proprio perché quest’ultima non è monouso, né può essere sterilizzata.
Le infezioni e le crisi di rigetto, poi, possono sopraggiungere anche in caso di perfetto adeguamento alle procedure. In un caso su cinque, il piercing provoca infezioni. La causa? Le scarse condizioni igieniche, ma anche la sede della perforazione. Più è ‘oscura’, maggiori sono i pericoli: il rischio di lacerazioni della pelle è molto elevato per lingua, ombelico e genitali. Altra zona potenzialmente pericolosa è la cartilagine: l’orecchio esterno è soggetto ad infezioni perché il tessuto cartilagineo non riceve un apporto sanguigno sufficiente per permettere alle cellule immunitarie di combattere le infezioni. E se l’infezione non guarisce? Il tessuto dell’orecchio può morire, lasciando una brutta cicatrice.  
Nei casi più accentutati, è necessario contattare il proprio medico, che potrà prescrivere una terapia antibiotica.

Epatite B, epatite C, AIDS
Sono i tre rischi più gravi. Infatti il piercing può essere fonte di trasmissione di queste malattie. Non vogliamo fare del terrorismo psicologico, ma è importante non mettere a repentaglio la propria vita solo per una “moda”.

Cardiopatie
Ultimamente la ormai grande diffusione del piercing ha permesso di rilevare quanto questa pratica possa essere pericolosa per le persone con cardiopatie congenite, difetti alle valvole cardiache (stenosi, insufficienza ecc), ma soprattutto portatori di protesi valvolare. Seppur molto raramente infatti, c’è il rischio che si sviluppi l’endocardite, una grave complicazione causata dall’immissione nel circolo sanguigno di germi che attecchiscono in prossimità delle valvole cardiache creando un focolaio di infezione che distrugge il tessuto valvolare e le cui conseguenze possono anche essere mortali.
Per queste persone dunque sarebbe ragionevole rinunciare al piercing, ma se proprio non se ne può fare a meno occorre osservare una profilassi antibiotica facendosi poi applicare il piercing in un ambiente il più asettico possibile in modo da evitare possibili infezioni a seguito di sanguinamento.

Disturbi vari
Il piercing all’orecchio, ad esempio, può talvolta cambiare il carattere e turbare la salute. Infatti, se fatto nei punti “sbagliati”, è in grado di scatenare l’aggressività nascosta, di aumentare la timidezza e addirittura negli adolescenti di interferire sullo sviluppo cerebrale.
Oltre alle possibili infezioni si scoprono, a sorpresa, altri pericoli: disturbi visivi, turbe della fertilità e, per le donne, aumento dei dolori mestruali.
La causa di tutto questo risiede nel fatto che sull’orecchio ci sono molti punti energetici e una stimolazione continua, come quella esercitata da un orecchino, può scatenare simili effetti indesiderati. Ovviamente questi saranno più forti nei soggetti predisposti.

Che fare se il tatuaggio non vi piace più

Che fare se il tatuaggio non vi piace più

A volte capita, e purtroppo non raramente, di farsi fare un tatuaggio, e poi non accettarlo più.
Che cosa fare? Sono sempre di più i pentiti del tatuaggio: soprattutto donne tra i 40 e i 50 anni, e ragazzi che si avvicinano al mondo del lavoro. Oppure chi si era fatto tatuare il nome di qualcuno. Il tatuaggio rappresenta ancora in alcuni ambienti il simbolo di una scelta di vita trasgressiva, quindi ci sono giovani che hanno bisogno di eliminarli. Tante le pentite del tatuaggio anche tra le donne: vogliono cancellarlo perché rappresenta un accessorio ormai superato, che non fa più parte del loro look. Il tatuaggio è il risultato di una moda: la gente si è tolta uno sfizio ed ora se ne vuole liberare.

I tatuaggi non sono più irrimediabilmente indelebili ed è possibile eliminarli. Ma l’operazione non è sempre semplice ed i risultati dipendono dai colori usati e dal tipo di tatuaggio.
La tecnica chirurgica è oggi poco utilizzata per gli esiti cicatriziali. Si pratica in anestesia locale rimuovendo il tatuaggio e la cute interessata. A seconda della grandezza e della sede, l’intervento viene effettuato in un tempo unico o in più sedute. Talvolta è necessario anche utilizzare tecniche di chirurgia plastica.
La dermoabrasione o la rimozione chimica con acido tricloroacetico sono i metodi più tradizionali, non privi di effetti collaterali indesiderati. Sono comunque tecniche dolorose e non sempre soddisfacenti. Possono formarsi infatti delle cicatrici scure, esteticamente poco piacevoli.

Il metodo più usato per cancellare il tatuaggio è quello con il laser. Questi laser dermatologici che agiscono esclusivamente sui pigmenti colorati del tatuaggio, generano un fascio di luce tarato per i colori in modo selettivo. Non rilasciano calore sulla pelle e non provocano alcuna cicatrice residua. Il raggio laser “sgretola” il tatuaggio in minuscole particelle che vengono poi eliminate dalla pelle stessa. L’esito dipende da come è stato fatto il tatuaggio, dalla profondità e dalla natura del colore. Il laser, infatti, agisce meglio se i colori sono definiti, peggio se sono sfumati. Chiaramente ci sono alcune zone del corpo dove è più facile cancellare un tatuaggio, come la schiena o i glutei, sui quali con il laser si può insistere maggiormente perché sono zone più resistenti. L’intervento su braccia, caviglie, seno comincia ad essere più delicato perché delicate sono le parti del corpo sulle quali agire. Le sedi più difficili da curare sono il dorso delle mani o dei piedi sui quali, anche se asportato, il tatuaggio rischia di lasciare cicatrici permanenti. Anche sul collo, sul volto o sul decolleté la pelle è estremamente delicata, così come su tutte le aree genitali dell’uomo e della donna o su quelle di flessione degli arti.

Il laser dà buoni risultati nel 90% dei casi. L’intervento riesce meglio sulle persone che hanno la pelle chiara. Il laser funziona infatti sulle differenze cromatiche, e la pelle chiara crea un contrasto maggiore rispetto al tatuaggio.
Ma attenzione: perfino i laser moderni non sono in grado di cancellare tutti i colori impiegati per fare il tatuaggio. Infatti il raggio luminoso è meno attivo sul giallo, l’azzurro ed il blu chiaro che, talvolta, non scompaiono completamente. I colori scuri, quelli neri ed a base rossa ed il verde invece si eliminano del tutto.

Per cancellare un tatuaggio di grandezza media a più colori sono necessarie 5 o 6 sedute con il laser, svolte a distanza di due mesi una dall’altra, per favorire l’eliminazione dei residui di colore dalla pelle. L’operazione è moderatamente dolorosa e generalmente si applica una crema sedativa ad azione locale sulla pelle mezz’ora prima dell’intervento. Nei soggetti con pelle scura o olivastra, la cute può rimanere più chiara nella zona trattata, ma nell’arco di qualche mese ritorna del suo colorito naturale.

La rimozione dei doppi tatuaggi, cioè quando il vecchio disegno è stato rinnovato con uno nuovo, è difficoltosa. Così come la cancellazione dei disegni tribali, effettuati con un’enorme quantità di colore inserito anche in modo tridimensionale, sono a rischio di cicatrici ed ipopigmentazione. E’ necessario intervenire con il laser almeno per 7 o 8 volte e, una volta eliminato il disegno, la pelle può rimanere ricoperta di chiazze bianche.

E quando il laser non dà risultati? Allora si passa all’asportazione chirurgica della porzione di pelle sulla quale è stato realizzato il tatuaggio, per poi ricostruirla.

Soglia del dolore

Zone di applicazione

Dolore

Orecchie
(ear)

il padiglione auricolare è tutto coperto da una fila di orecchini, molto diffuso soprattutto fra le ragazze.

medio

Naso
(nostril)

viene applicato un anello in vari punti ai lati del naso. Se si toglie il piercing, il buco tende a richiudersi molto in fretta e non lascia il segno.

medio/alto

Narici
(septum)

viene applicato nella pelle che si trova sotto la cartilagine nasale tra le due narici (tipo “toro”)

medio/alto

Ombelico
(navel)

di origine araba ed induista è molto praticato dalle donne.

medio

Lingua
(tongue)

è una sfera metallica che viene inserita nella lingua, anche questo tipo di piercing è molto diffuso.

medio/alto

Labbra
(labret)

posto sulle labbra inferiori o superiori, non è molto diffuso e può provocare gonfiore.

alto

Sopracciglia 
(eyebrow)

è sicuramente uno dei piercing più diffusi.

medio

Capezzolo
(nipples)

dicono che accresca la sensibilità…

alto

Genitali

fra tutti i tipi di piercing è uno di quelli più dolorosi e pericolosi.

altissimo

Denti

lanciato da Madonna, il brillantino incastonato nei denti. Può essere praticato solo da un dentista.

alto

 

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Istruzioni per l’uso

Istruzioni per l’uso
Una moda che a volte può costare molto cara alla salute

L’arte di decorare, personalizzare e abbellire il proprio corpo in modo estremo e permanente, è una pratica antica. Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha agito sul suo corpo artificialmente, trasformandolo, marchiandolo o dipingendolo, fondamentalmente per un bisogno istintivo di differenziarsi dagli animali; in questo processo troviamo i primi segni di civilizzazione, di una ricerca spirituale, oltre che fisica, della nostra identità. Queste pratiche corporali, spinte agli estremi, possono rappresentare dei riti di passaggio che ognuno di noi compie nella propria vita, che rendono una persona più forte psicologicamente, e stanno a simbolizzare la vittoria dello spirito sul dolore fisico.
 Il nostro corpo lo sentiamo, lo usiamo, lo viviamo e, agendo comunque con criterio, possiamo decorarlo a piacere. Inizialmente la pratica del piercing ha trovato diffusione negli ambienti punk-underground e tra tutti coloro fortemente propensi ad una vita, sessuale e non solo, fuori dagli schemi. Si è poi estesa a più persone, diverse tra loro, fino a diventare un oggetto di interesse per i media, e per il mondo della moda.
Ma andiamo a dare un’occhiata ai piercing più comuni e meno “invasivi”:

NARICE
Il foro viene praticato nella pinna nasale, o narice. Si è molto diffuso soprattutto dopo la conquista, da parte degli inglesi, dell’India dove era usato come simbolo per favorire la fertilità. Era usato esclusivamente dalle donne infatti era anche segno di riconoscimento degli omosessuali, al contrario di ora, oramai diventato un ornamento bisex, infatti è uno dei piercing più usati ed accettato nei costumi di massa.
E’ tra i più semplici da realizzare, ma deve essere eseguito da un professionista, in quanto il rischio è che potrebbe risultare storto.
Al piercing alla narice è possibile portare o i cerchietti dei vari materiali oppure dei gioielli creati appositamente per questa parte del corpo detti anche “nostril” ossia narice.

ORECCHIO
Il posto più comune da forare è il lobo delle orecchie. Le parti cartilaginose sul padiglione auricolare, sono più veloci a guarire se il foro è fatto un pò più largo rispetto alla misura del gioiello, per far sì che la pelle respiri e abbia lo spazio per adattarsi.
Oggi è molto richiesto anche il “tragus”, praticato nella piccola sporgenza cartilaginosa (il trago, appunto) situata davanti al meato uditivo esterno, oppure lo “scaffold”, il “rook”, piercing meno diffusi. I tempi di guarigione vanno dalle 4 alle 6 settimane, per il tragus invece ci voglio dai due ai tre mesi per far si che sia guarito completamente.
I gioielli da indossare all’orecchio possono essere di diversi tipi, dal “Bcr” (ball closer ring) semplice al “Circular barbells” oppure una barretta se può piacere di più o se il piercing ne richiede l’utilizzo.
L’acciaio chirurgico e il niobium sono i metalli più diffusi ma anche il titanio e l’oro ma quest’ultimo, come anche l’argento, tende ad ossidarsi quindi è meglio utilizzarli solo per piercing gia perfettamente guariti.

OMBELICO
Tra gli antichi Egizi, il piercing all’ombelico era considerato un segno di regalità, un attributo molto esclusivo. Non tutti gli ombelichi sono adatti a questo tipo di piercing. Solitamente viene bucata la pelle subito sopra l’ombelico, ma si può fare anche in basso o di lato.
E’ necessario riporre molta cura e attenzione durante le medicazioni, in quanto è facilmente irritabile dallo sfregamento dei pantaloni molto stretti, dalle cinture e dai movimenti che inevitabilmente si devono compiere per sedersi e piegarsi.
E’ attraente e sensuale ed è uno tra i più richiesti.
All’ombelico si possono indossare una grande varietà di gioielli dai bcr, adatti un pò per tutti i tipi di piercing, alle “bananabells” creati appositamente per l’ombelico. Vi sono vari tipi, con la pietra preziosa e non, in titanio, niobium o con le perle o pietre dure…

LABBRA
I fori possono essere praticati seguendo tutta la lunghezza della bocca che è uno dei punti storicamente più apprezzati per sfoggiare il piercing.
Il più antico è quello posizionato al centro, sotto il labbro inferiore, infatti già dal XVIII secolo le popolazioni eschimesi lo portavano come ornamento. Viene praticato più o meno in basso a seconda del gusto personale. Dopo l’intervento il labbro tende a gonfiarsi per qualche giorno, è dunque essenziale prendere le misure adatte per la barretta o l’anello da inserire. Per il piercing alle labbra possono essere indossati o un Labret o vari tipi di Bcr.

SOPRACCIGLIO
Di solito si bucano le due estremità in verticale da un punto all’altro. Semplice e pressochè indolore, l’importante è non dormire a faccia in giù durante la guarigione. Se non è abbastanza profondo si rischia il rigetto. I gioielli da indossare al sopracciglio sono solo di tre tipi, unmicrobarbell, un microbcr oppure un eyebrow barbell. Devono essere di uno spessore da 1.2 mm ideale per questo tipo di piercing.

LINGUA
Può essere fatto in vari punti sulla lunghezza della lingua. Guarisce molto rapidamente ed è uno dei piercing meno dolorosi.
Durante la guarigione vanno tenuti una barretta o un “chiodo” dalla base piatta. I gioielli devono essere assolutamente della giusta misura, quindi le misure vanno prese prima di forare in modo appropriato. Ci si può aspettare che nei primi tempi la lingua possa gonfiarsi, quindi programmate una dieta liquida per il periodo della guarigione.
Note dolenti: i piercing in bocca o sulla lingua possono provocare un gran numero di complicanze. Oltre a causare infezioni, sanguinamenti e cicatrici, anellini e chiodini possono provocare la rottura dei denti e danni alle terminazioni nervose. I piercing nella bocca rappresentano un serio rischio per un gran numero di infezioni come l’Hiv, epatite B e C, herpes e candida’.

da http://www.losportellodelconsumatore.it/ 

Si diletta ad applicare piercing ai compagni utilizzando graffette

Cosa succede nelle scuole italiane durante le ore di lezione? Ai piani bassi ci sono studenti che entrano dalla porta ed escono dalla finestra; ai piani alti ci sono studenti che dalle finestre lanciano assorbenti con le ali cantando: «Vola, colomba bianca vola». Ragazzine disegnano manifesti funebri con i volti dei compagni; Z. tira un pugno a G.; l’alunno P. si diletta ad applicare piercing ai compagni utilizzando graffette, pinzatrici e spille da balia. C’è l’insegnante che entrando in classe trova il registro aperto per terra, sulla porta, con sopra la scritta «Welcome»; e c’è la collega che viene spostata di peso dall’alunno che deve passare per andare ai servizi. Ci sono studenti che rientrano dall’intervallo con 40 minuti di ritardo e un nuovo taglio di capelli; altri che non rientrano proprio, e stanno con i bidelli a bere il caffé. Alla quarta ora, annota un docente, sono tutti ubriachi.

Scene quotidiane dalla scuola italiana media e superiore: un campionario certificato dagli stessi insegnanti, nelle note tratte dai registri di classe e raccolte, con impetuosa fortuna, da un giovane blogger padovano. Si fa chiamare John Beer, ha aperto il suo sito poco più di un mese fa. Lo ha intitolato «7 in condotta», lo ha piazzato all’indirizzo www.notadisciplinare.blogspot.com. L’appello: «Se avete preso una nota, scrivetemi». Il successo è stato istantaneo, come solo tra ragazzi può succedere. Risultato: 220 mila contatti a una media di 18 mila al giorno; per uno che manda una nota presa, dieci rispondono mostrando di saper fare, sul punto, di meglio. Molti, su invito del blogger, certificano le note mandando le foto del registro: foto scattate sicuramente con i videotelefonini che in classe sono accessori abituali, al punto da finire anche loro tra le annotazioni disciplinari: «S.C. lascia l’aula prima dell’orario dopo aver fotografato la lavagna con il cellulare sostenendo che avrebbe riesaminato la lezione a casa».

L’immagine che John Beer restituisce è quella di una classe docente che usa l’arma del richiamo scritto quando ogni limite di umana sopportazione è superato: quando gli studenti suonano il termosifone al posto del triangolo nell’ora di musica, o quando si portano i maccheroni al sugo e mangiano sul banco. Ragazzi che potrebbero essere simpatici, come quello che urla «Italia» e tutta la classe risponde «Uno» o come quello che per superare l’interrogazione di geografia «chiede l’aiuto del pubblico» che arrivano ad essere blasfemi quando dipingono la maglia azzurra della nazionale sul Cristo crocifisso, o all’ora di religione sostituiscono la cassetta sulla canonizzazione di un santo con un film pornografico. Ragazzi a volte violenti, che cercano di accecare i compagni o tagliano a colpi di pugnale gli zainetti; a volte folli, come quello che, in gita alla pinacoteca, indossa i giubbotti dei compagni e comincia a correre per i corridoi «facendo il pupazzo Gnappo Gnappo e gridando fortuna, fortuna».

Studenti senza limite, che una nota disciplinare non fermerà mai se usano le ore scolastiche per giocare al fantacalcio e fare scommesse clandestine coni giochini del cellulare. I bambini di «Io speriamo che me la cavo» erano dei poetici dilettanti; John Beer ha spalancato le porte di una scuola in affanno e di una classe docente in disarmo. Quello che se la passa meglio è il professore che annota sul registro «la classe non è in classe»: lui, almeno, può tirare il fiato.

Senza il consenso dei genitori

La Cassazione ha condannato per lesioni un centro estetico che non aveva avuto dai genitori di una ragazzina il consenso ad effettuarli
Senza il consenso dei genitori è reato tatuare un minorenne

ROMA – Tempi duri per i minorenni che vogliono farsi un tatuaggio da “esporre” tra gli amici, senza farlo vedere ai propri genitori. Da oggi, infatti, chi esegue tatuaggi su minori che non hanno l’autorizzazione dei genitori rischia una condanna per lesioni volontarie.

La decisione è della Corte di Cassazione (la sentenza è 45345 della IV sezione penale) che ha confermato la condanna per lesioni nei confronti della proprietaria di un centro tatuaggi di Torino, Carmela V., 35 anni, che aveva eseguito un tatuaggio di quattro centimetri ad un’adolescente, Giulia D.R., senza aver ottenuto il “valido consenso” di padre e madre della minore.

Ai fini della configurabilità del reato di lesioni, sottolinea la Corte, sono infatti sufficienti anche dei “fatti lesivi di modesta entità” come “le ecchimosi, i graffi, le scalfiture, le abrasioni”, tra i quali rientra anche il tatuaggio. Nel caso in questione, infatti, la perizia aveva stabilito che l’immagine che la ragazzina si era fatta tatuare all’insaputa dei genitori aveva “prodotto un’alterazione della funzione sensoriale e della funzione protettiva della cute, comportante, per la sua eliminazione, la necessità di un’intervento terapeutico, sia pure di modesta consistenza”.

L’imputata aveva cercato di difendersi, senza successo, sostenendo che il tatuaggio effettuato nel 1999 era “assai tenue e molto localizzato”. Per la Cassazione, però, si tratta comunque di lesione, e per questo chi lo esegue deve richiedere ai minorenni il consenso espresso “da chi esercita la potestà genitoriale”.

Attualmente è possibile eliminare un tatuaggio quasi senza lasciare traccia, tramite la tecnologia laser, ma i costi non sono certamente accessibili quanto quelli di un tattoo: si aggirano infatti tra i 1000 e i 1500 Euro.

D’accordo con la sentenza, almeno in parte, il presidente dell’Associazione tatuatori italiani riuniti (Atir), che torna a chiedere una legge in materia: “È fuorviante, in generale, associare l’idea di lesioni volontarie ai tatuaggi, perché sono comunque abrasioni, lesioni seppur lievi. Ogni tatuaggio – spiega Serra – è sostanzialmente una lesione cutanea guaribile in sei giorni. Questo non significa deresponsabilizzare i tatuatori che, innanzitutto, non dovrebbero mai tatuare chi ha meno di quattordici anni e farlo con il permesso dei genitori tra i quattordici e i diciotto anni”.

Istruzioni operative: attività di Tatuaggio e Piercing

Istruzioni operative: attività di Tatuaggio e Piercing in Emilia Romagna
Pubblicazione delle istruzioni operative

“Piercing” è un termine inglese che significa “forare”: attraverso interventi cruenti più o meno dolorosi, vengono applicati anelli metallici o altri oggetti in varie zone del corpo.

L’attività di tatuaggio consiste nell’inserimento di sostanze chimiche di diverso colore nel derma, con lo scopo di creare un effetto decorativo permanente sulla pelle, detto “tatuaggio ornamentale”.

Le pratiche di interventi sul corpo del tipo di tatuaggi, piercing e analoghi hanno avuto negli ultimi anni una diffusione crescente in tutta Italia, Emilia-Romagna compresa.
Problemi di sicurezza connessi alle pratiche di tatuaggio e piercing
I problemi di sicurezza di queste pratiche sono legati in modo prevalente, anche se non esclusivo, alla prevenzione delle infezioni. Durante l’applicazione di un tatuaggio o di un piercing si crea spesso il contatto con il sangue e ciò può generare dei problemi.
Diversi agenti microbici possono infatti arrivare al sangue tramite gli strumenti utilizzati, se questi sono stati contaminati. La contaminazione può avvenire in diversi modi:

    * nell’ambiente (per esempio in condizioni di scarsa igiene ambientale o personale, o in carenza di tecniche asettiche);
    * nel passaggio attraverso gli strati più superficiali della cute (per incongrua preparazione dell’area cutanea interessata);
    * dal sangue di altre persone trattate in precedenza (in carenza di adeguata sterilizzazione o sostituzione del materiale).

Strumenti contaminati che penetrano attraverso la pelle possono quindi trasmettere molti virus, come ad esempio quello dell’epatite C, dell’epatite B o l’HIV, o batteri molto diffusi e pericolosi come lo Stafilococco.
Per questo motivo le attività di piercing e tatuaggi devono essere condotte in modo da assicurare:

    * un adeguato livello di igiene del personale e dell’ambiente di lavoro;
    * l’uso esclusivo di tecniche asettiche;
    * l’adeguato trattamento e smaltimento di oggetti, materiali biologici e rifiuti potenzialmente contaminati;
    * l’adeguato trattamento delle lesioni provocate.

Le infezioni possono trasmettersi in molti modi. Il più pericoloso è costituito dalla trasmissione di microrganismi tramite il sangue, che si può avere fra un cliente e l’altro, o fra il tatuatore/piercer e il cliente.

Le modalità possono essere diverse, ad esempio:

    * le attrezzature non vengono adeguatamente pulite fra una procedura e l’altra;
    * strumenti puliti e/o sterili vengono in contatto con quelli già usati;
    * strumenti puliti e/o sterili vengono appoggiati su superfici sporche;
    * teli contaminati, indumenti, spatole, o guanti monouso non vengono eliminati in modo appropriato immediatamente dopo l’uso;
    * materiali destinati al contatto con i clienti non sono puliti al momento dell’uso, oppure non vengono maneggiati e utilizzati con la dovuta igiene;
    * i locali, l’arredo e le attrezzature non sono conservati puliti, igienicamente e in buon stato di funzionamento;
    * le pratiche di disinfezione e di sterilizzazione, e/o le attrezzature necessarie, sono inadeguate.

Principi basilari per l’effettuazione del piercing in condizioni di sicurezza

Gli operatori che praticano attività di piercing e /o tatuaggio devono rispettare alcuni principi basilari:
Igiene degli ambienti e della persona

   1. I locali devono essere mantenuti puliti e in buone condizioni igieniche.
   2. Gli animali non sono ammessi nei locali ove venga praticato il piercing.
   3. Gli operatori devono mantenere mani e indumenti puliti.
   4. Ogni ferita o abrasione cutanea deve essere ben protetta e coperta.
   5. La vaccinazione antiepatite B è raccomandata per tutti gli operatori.

Igiene delle attrezzature

   1. Qualunque strumento utilizzato per penetrare la cute deve essere sterile e preferibilmente monouso.
   2. Qualunque strumento/oggetto che abbia penetrato la cute o che sia contaminato da sangue deve essere gettato subito nel contenitore per rifiuti infetti taglienti, oppure pulito e sterilizzato prima di essere utilizzato su di un’altra persona.

Uso dei pigmenti

   1. I pigmenti colorati e tutte le sostanze in cui sono tenuti in sospensione per l’introduzione nel derma devono essere atossici e sterili.
   2. I pigmenti colorati devono essere conservati sterili in confezioni monouso sigillate, munite di adeguata etichettatura, e progettate in modo da impedire la reintroduzione del liquido. I contenitori sono eliminati dopo l’uso su ogni singolo soggetto anche se il contenuto non è stato esaurito.

E’ responsabilità del titolare assicurare un buon livello complessivo di igiene e la sicurezza di clienti e operatori.

Ciao a tutti gli amanti e cultori di tattoo & piercing

 
 
 
 
Nell’uomo la pigmentazione cutanea è rappresentata da:
1) pigmentazione costituzionale, determinata geneticamente,
2) pigmentazione facoltativa, indotta dall’esposizione solare.
Esiste poi un altro tipo di pigmentazione volontaria ed involontaria rappresentata dai tatuaggi distinguibili in: amatoriali, professionali, cosmetici, da traumi (tatuaggi involontari). In questo riassunto ci occuperemo dei tatuaggi volontari e particolarmente  dei tatuaggi professionali.
 
Per tatuaggio ornamentale intendiamo genericamente un segno permanente che viene impresso sulla pelle attraverso l’introduzione nel derma di pigmenti, distribuiti secondo le linee di un disegno.
Studi di tipo archeologico hanno dimostrato l’esistenza di questa pratica fin dai tempi prestorici, ma l’introduzione del termine tatuaggio, nelle lingue europee, si deve al capitano J. Cook esploratore del 1700, il quale nei suoi diari trascrisse come tattow la forma onomatopeica tahitiana ta-tau, che riproduceva il suono di uno strumento a percussione con il significato di colpire, segnare, e quindi marcare. Tattow si trasformò in tattoo, vocabolo inglese che definisce, ancora oggi, i disegni sulla pelle.
 
CARATTERISTICHE:
gli inchiostri usati per i tatuaggi sono a base di carbone (nero), mercurio (rosso), cadmio (giallo), cobalto (blu), cromo (verde) oppure più recentemente da una commistione di pigmenti organici ed inorganici non sempre nota e comunque di difficile interpretazione per la moltitudine dei componenti presenti nelle moderne formulazioni.
Il tipo professionale è caratterizzato da uniformità e densità del pigmento, dalla presenza anche di più colori, dalla profondità regolare.
Quello amatoriale è praticato con tecniche approssimative e da operatori per lo più inesperti oppure è autotatuato. Il tipo cosmetico ha avuto un grande successo per la rifinitura del contorno del labbro, per il trucco definitivo delle palpebre e delle soppraciglia ma anche nella pratica clinica, per ricostruire il contorno dell’areola mammaria, dopo mastectomia, o per identificare con precisione i punti da irradiare in corso di radioterapia. Quello traumatico è di colore nero o bluastro a causa delle particelle di carbone o di asfalto inglobate nella cute.
 
IL SIGNIFICATO: oggigiorno la globalizzazione economico-culturale ed il crollo delle grandi ideologie forse ci hanno portato alla perdita di una parte della nostra identità fisica.  In seguito a questo processo di appiattimento e di omologazione molti giovani hanno riscoperto il tatuaggio come mezzo per distinguersi sia come individui sia come gruppi: “il segno sul corpo lo rende unico e pertanto diverso”.  Nel 1995, studiosi degli aspetti esteriori comportamentali scrivevano: “il tatuaggio si rivela una simbolica barriera tesa ad arginare i processi dell’indistinto ed un personalissimo percorso sentimentale che garantisce dell’unicità della propria coscienza”. Al di là di ogni interpretazione personale di questa definizione astratta, negli ultimi tempi, oltre ad una aumento esponenziale della richiesta di tatuaggi, si assiste parallelamente ad una certa inversione di tendenza che porta i pittori della propria pelle a richiedere agli specialisti medici di cancellare i segni della loro unicità artistica e a tornare nell’anonimato. Delle tecniche per eliminare i tatuaggi non più graditi parleremo in un secondo intervento.
 
LINEE GUIDA: senza aver la pretesa di dire tutto a tutti e nella convinzione che la pratica del tatuaggio non va demonizzata ma va regolata con precauzioni semplici ma corrette e con una costante attenzione sia da parte del professionista tatuatore che da parte del cliente che desidera il tatuaggio, ci piacerebbe fornire alcune informazioni di base che potrebbero risultare utili. Lo scrivente premette che ha avuto l’opportunità di conoscere personalmente e di apprezzare la serietà con cui i professionisti del settore affrontano e risolvono i problemi che forse non sono molti ma che certo non vanno sottaciuti. Così come è certo che alla maggioranza seria e cosciente si affiancano improvvisati cultori della materia senza alcuna cultura, incoscienti e millantatori potenzialmente pericolosi per la credibilità di tutta la categoria. E’ pertanto necessario fare alcune riflessione sugli aspetti più elementari di questa professione che può coinvolgere la salute dell’individuo anche se i tatuatori sono classificati come artigiani e non come operatori sanitari.
 
INFORMARE PER PREVENIRE: la maggior parte di chi si sottopone ad una pratica di tatuaggio non è informato sugli eventuali rischi che può correre e d’altra parte il tatuatore dovrebbe a sua volta informarsi, ancor prima di eseguire il tatuaggio, della possibilità che ci siano alcune categorie di persone a cui è sconsigliato, se non vietato, sottoporsi all’intervento. Tra queste ricordiamo coloro che hanno manifestato ipersensibilità ai pigmenti o ai metalli, coloro che sono affette da infezioni acute o croniche, i soggetti in trattamento anticoagulante che potrebbero manifestare un sanguinamento inarrestabile, soggetti immunodepressi che possono manifestare infezioni conseguenti all’introduzione del pigmento, soggetti affetti da gravi forme virali, batteriche e micotiche (epatiti, aids, verruche, molluschi contagiosi, tbc, ecc.) che potrebbero trasmetterle al tatuatore se non protetto. Inoltre le forme più importanti di malattie dermatologiche come gli eczemi cronici, le allergie cutanee e come la psoriasi, che spesso sviluppa nelle sede di trauma una accentuazione della patologia in corso (fenomeno di Koebner), da escludere anche coloro che sviluppano cheloidi (cicatrici patologiche) in sede di interventi cutanei. Ricordiamo inoltre che il tatuaggio dovrebbe essere vietato ai minori di anni 18 e che gli individui tatuati sono esclusi dalle donazioni di sangue per un anno. E’ anche sconsigliabile tatuare il volto ed il dorso delle mani per le varie conseguenze psicologiche che queste sedi implicano. Non eseguire tatuaggi in prossimità o sopra nevi a rischio, per la possibile degenerazione in melanoma e comunque ricordare che la cute su cui si lavora deve essere integra. Per finire molta prudenza di fronte a soggetti cardiopatici, ipertesi, diabetici. Tutto quello che abbiamo detto non è esaustivo delle innumerevoli situazioni sgradevoli se non pericolose che si possono presentare ma è già introduttivo ad un concetto che il professionista del settore non ha ancora recepito: bisogna predisporre un modulo informativo per il paziente nel quale siano indicate le situazioni a rischio (anche per l’operatore) e siano predisposte un certo numero di domande sulla salute presente e pregressa del soggetto alle quali quest’ultimo deve rispondere e poi firmare. Inoltre è auspicabile per la tranquillità di tutti, tatuatori e tatuati, che sia predisposto un consenso all’intervento in cui il soggetto prende coscienza di quello che sta facendo e dà l’autorizzazione al trattamento.
 
LE REAZIONI ALLERGICHE: sono legate essenzialmente al materiale usato per tatuare ma anche alla predisposizione del soggetto che però non sempre può essere al corrente di una sua personale sensibilizzazione a determinati componenti. Naturalmente il materiale usato è diverso a seconda che si tratti di tatuaggi temporanei o di tatuaggi definitivi. Paradossalmente sembra accertato dal dipartimento di dermatologia dell’Università di Tel Aviv che le reazioni allergiche più comuni derivino negli ultimi anni dall’uso di praticarsi tatuaggi temporanei o semi permanenti. Infatti l’uso di di una sostanza derivata dalla triturazione delle foglie di un arbusto (Lausonia inermis), chiamata Henné, che in passato non dava reazioni, negli ultimi tempi ha dimostrato un certo potere irritante e la possibilità di creare reazioni allergiche. Si è scoperto che questo pigmento è contaminato dalla PDF (parafenilendiammina), che è la base di molte tinture di capelli, coloranti in genere, gomme, inchiostri, lubrificanti per cui da un banale tatuaggio può nascere un problema serio che può durare tutta la vita. Inoltre anche i pigmenti definitivi possono generare questa allergia poiché possono essere usati coloranti diversi, rosso, giallo, blu che possono contenere la PDF ed il cromo e il cobalto aumentano il rischio di sensibilizzazione ad altre sostanze (vernici, cemento, resine, cere e detersivi domestici).
Non esistono terapie desensibilizzanti che eliminino questo disturbo e perciò bisognerà evitare che la dermatite recidivi cercando di non venire in contatto con le sostanze implicate.
 
CONCLUSIONI: per diventare tatuatore bisogna ottenere la licenza della Camera di Commercio che deve verificare l’esistenza di una certificazione dell’azienda sanitaria locale che garantisca il rispetto delle norme igieniche e la preparazione degli operatori. La professionalità di molti tatuatori, fino Ad alcuni anni fa, era quantomeno dubbia, come testimonia il fatto che la maggior parte delle attività improvvisate non durava più di qualche mese. Le linee guida per l’esecuzione di tatuaggi e di piercing in condizioni di sicurezza, emanate dal Consiglio Superiore della Sanità – Ministero della Salute prevedono il controllo su:
1) norme igieniche del luogo dove si esercita l’attività
2) caratteristiche e tipologie dei materiali usati e sistema di protezione per gli operatori
3) requisiti professionali degli operatori stessi 4) sistema di sterilizzazione e di smaltimento dei rifiuti.
Purtroppo, anche se in Italia esiste una normativa che detta le linee guida sulle misure di sicurezza e sulle norme igieniche da adottare, queste regole, di fatto, non sempre vengono applicate ed i trattamenti  vengono ancora eseguiti da dilettanti che non si preoccupano affatto della salute dei loro clienti. Pertanto per evitare di contrarre malattie ed infezioni e non correre rischi è fondamentale rivolgersi a centri specializzati che rispettino le normative del Ministero della Sanità.